L’asso.

17 e 17

Mio padre disse che i genitori si godono davvero i figli all’età che avevo io allora, poi calò l’asso di coppe e a mia madre la mossa non piacque. Si frugò tra le carte e sbuffò. Mi diede uno sguardo che io ricambiai senza slancio e disse che aveva perso, quindi raccolse le carte a mazzo per fare un’altra mano. Mio padre rise sguaiatamente. Adorava umiliarla. Nel gioco come in tutto il resto. Ma non ci faceva caso nessuno. Fare caso era da maleducati. E poi loro sorridevano sempre durante quelle partite.

La mia non era un’età che prendevi e te ne uscivi sbattendo la porta. Quello lo faceva mio fratello. La mia era un’età che, al massimo, ti rifugiavi in camera tua, ma poteva venire chiunque, in qualunque momento, a stanarti come un ragno dentro un buco. E tu dovevi uscire, uscire rapidamente, complice di un richiamo che non…

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