I miei genitori 

La ragazza che pedala

Non li sopporto più.
 Brutto a dirsi ma a volte lo penso davvero. Ultimamente non sopporto più nessuno.
 Non sopporto il mio lavoro. 
Per non parlare dei clienti, sempre le stesse domande, sempre con il sorriso anche quando hai i tuoi cazzi per la testa. Non sopporto i miei titolari. Si lavora come somari e mai che ti senti dire un “brava”.
Ma ciò che più mi da fastidio non ha nulla a che fare con lavoro o ciò che gli gira attorno.
 Credo che sia molto peggio.
 Vivo in una casa formata da due appartamenti.
 Uno mio.
 L’altro dei miei. 
Questione di metri. E muri.
 I muri sono come spugne, assorbono tutto. Le risate e i litigi.
 Di risate ne hanno sentite poche.
 Di urla parecchie.
Anche adesso, mentre scrivo.
 Sono a metà della mia vita e sinceramente nulla è come avrei voluto che fosse.
 Il mio matrimonio è diventato la…

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Tanti di noi

La ragazza che pedala

Come certe passioni che ardono come un fuoco.
 Come certi uomini che ti ammaliano parlando.
 Come certi amori che non esistono.
 Come certi incontri che comunque dentro ti restano.
 Come certi baci rubati all’improvviso e mentre ti lecchi le labbra ne senti ancora il sapore.
 Come certi lividi che porti addosso, nel corpo e in testa.
 Come certi pensieri che fai mentre leggera ti sfiori.Siamo di noi certi ma per gli altri incerti.
Siamo un giorno. O siamo una vita.
 Siamo tutto insieme ma siamo anche niente. 
Avidi di vita ma non di amore.
 Avidi di sesso e passione.
 Siamo tutti un po così.
Inconsapevolmente incapaci di ammetterlo.

©barbame

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Giochi…

La ragazza che pedala

…ne aveva paura eppure lui la sapeva guardare come nessun altro.
 La trovava bella e glielo diceva. 
Lui possedeva. 
Lui ordinava.
 Lui pretendeva.
 Brividi. Paura. 
La folle paura di una sofferenza non voluta.
“Lui non potrebbe mai farmi del male”
questo era quello che pensava lei.
 Ma non era esattamente così.
 Sottomissione.
 Sapeva amarla ma alla sua maniera. 
Mani legate. E divieti. Non toccare. 
Non baciare.
 Obblighi. Regole. 
Piegata. In ginocchio. 
Silenzio. Buio. Candele. Incensi.
 Lui è dietro di lei.
“Hai paura di me?”
 E lei non può mentire.
 Ingoia saliva e pronuncia un solo e timido “sì”.
 La penetra. Lentamente. 
Cuore che batte e una lacrima scende.
 Ma se lei è lì sa benissimo cosa può succedere.
 Può essere “il tutto” oppure “il niente”.
 Chiude gli occhi e si lascia andare.
 L’eccitazione sale. 
Il respiro cambia.
 “Ti prego scopami!”
 Lui la prende per i fianchi e affonda.
 Adesso sa che lei sarà…

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Noi

La ragazza che pedala

Giorni incasinati. Dove ti sforzi per mettere tutto al suo posto ma alla fine non combini nulla.
Le nostre vite sono così. 
La mia e la tua.
 E combaciare orari, giorni e istanti.
Perché, a volte, sono solo istanti.
 Il tempo di un sorriso.
 Il tempo di un bacio.
 Ma baciarti è la cosa più bella che mi riesce di fare. 
E se devo viverti accontentandomi di momenti mi auguro che siano sempre unici. 
Un po’ come i baci di oggi…

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Nessuno è perfetto -la gara di judo

girati

Nessuno è perfetto, questo si sa, e da quando siamo diventati genitori lo siamo ancora meno.

Sembra ieri che eravamo lì a chiederci se l’ospedale fosse veramente un ente preposto al far nascere i figli, ma specie, ad affidarceli visto che non ci avevano neanche fatto un colloquio d’idoneità.

Quel senso di smarrimento e vuoto totale che io e mio marito ci siamo scambiati dopo aver caricato “l’ospite” in macchina fuori dal reparto neonatologia mi rimarrà impresso come un marchio per sempre.

E poi l’avventura è incominciata e da lì col cazzo che si torna indietro.

Ma l’avventura, se non si vuol finire nella scarpata, non è, o almeno non è solo, cacca, pipì, pappa, rutto e pannolini.

Il tizio in questione cresce, e, a parte le nostre espressioni da perfetti idioti per farlo ridere, l’aeroplanino per farlo mangiare, e le tecniche per farlo dormire qualcos’altro bisogna pur darglielo.

I…

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